Frutta e ortaggi senza semi: amici o nemici dell’uomo?

Da diversi anni, sono presenti sui nostri mercati frutti e ortaggi senza semi come l’uva senza semi, l’anguria, le melanzane e, naturalmente, a prezzi maggiorati: ma che cos’è meglio però per noi consumatori?

Il mercato cresce spinto dalla domanda. Quindi le preferenze di molti acquirenti vanno verso prodotti comodi da consumare, versatili e adatti a diverse occasioni. L’uva senza semi risponde perfettamente a queste esigenze: piace alle nuove generazioni e cerca di “presentarsi” come una semplificazione.

In natura esistono frutti apirenici o stenospermocarpia, caratteristica botanica di alcune varietà i cui semi, pur presenti, non si sviluppano rimanendo semplici abbozzi nell’acino, determinando frutti più piccoli. Ma il mercato ha la necessità di acini di grandi dimensioni per non sfigurare al confronto con la frutta con i semi.

Questo obbliga il viticoltore a stimolare la pianta con applicazioni di fitormoni di sintesi, di concimi e di tecniche colturali particolari così da ottenere acini grandi, e questo anche ricorrendo a manipolazioni genetiche.

Le forzature per l’aumento delle dimensioni degli acini, non soltanto fanno lievitare i costi di produzione ma comportano la perdita di parte delle caratteristiche che definiscono la varietà (sapori, aromi, sfumature di colore, durata di conservazione) privando il prodotto della propria identità, dandogli inoltre caratteristiche organolettiche non equilibrate (esempio: un gusto erbaceo e piatto).

Un frutto che si mangia solo con gli “occhi” è un frutto non naturale che ha perso la forza del sapore e dell’odore: la sua peculiare fragranza.

Sentir dire l’uva di una volta aveva un odore e un sapore penetrante, mentre oggi è tutto piatto non è un’affermazione che si allontana di tanto dalla verità.

Consumare uva senza semi è vantaggioso soltanto per chi ha problemi digestivi se li ingerisce (diverticolite) o per chi proprio non gradisce il gusto dei semi e li scarta a prescindere.

In generale i semi dell’uva sono una componente particolarmente salutare del frutto, ricca di antiossidanti e flavonoidi, utile al benessere generale e alla circolazione sanguigna. In effetti dai semi si ricava anche l’olio di vinaccioli, fonte di acidi grassi essenziali.

Nell’ambito ortofrutticolo ottenere frutta e ortaggi senza semi comporta diverse tecniche che sono specifiche per ogni prodotto.

Melanzane senza semi: vanno raccolte acerbe e tutte in una volta; la campagna di un produttore dipenderà da una sola raccolta, determinando una forte perdita economica a favore dei mercati. Invece di eseguire più raccolte con le tecniche agricole tradizionali, consumeremo un prodotto privo di molte proprietà nutritive e di scarso sapore, depauperato dei colori e dei flavonoidi che, come già anticipato, fanno molto bene alla nostra salute.

Le angurie senza semi sono con forza sul mercato dagli anni 2000. A guidare il cambiamento sono state Spagna e Italia, due realtà capaci di interpretare al meglio i nuovi gusti dei consumatori con progetti di marca e un’offerta calibrata su formati più piccoli e facili da gestire (Perla Nera). In questo caso sono stati ottenuti degli ibridi, incrociando diverse varietà che devono essere impollinate dalle api.

Le varietà senza semi richiedono poi particolare attenzione anche nella gestione della fertilizzazione e dell’irrigazione. Il frutto, infatti, tende a svilupparsi con maggiore rapidità rispetto alle tipologie tradizionali e necessita di un apporto costante di acqua e nutrienti. Inoltre è più esposto ad attacchi funginei. Tuttavia anche in questo caso si ha un appiattimento di ciò che una volta veniva descritto come il profumo dell’estate.

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