Perché una persona soffre di prurito? Già, proprio così: c’è chi ne è vittima da anni, chi solo stagionalmente; qualcuno ne soffre per caso e solo in alcuni periodi. Ma che cosa significa avere prurito, soffrirne, e quali sono le possibili cause?
Si tratta di un sintomo gestito nella maggior parte dei casi da allergologi e dermatologi, tuttavia viene spesso associato ad altri segni di ben differente natura. A volte è addirittura l’unico segnale, sordo, che affligge una persona da anni.
In generale è una condizione che viene gestita con antistaminici e similari, ma per i tanti a cui non dà tregua diventa la “malattia del prurito”.
Dal punto di vista di esperto della nutrizione, il prurito può essere collegato a intolleranze o ipersensibilità alimentare; bisogna però tener presente anche dell’aspetto sociale, abitativo, lavorativo e di frequentazione.
Produrre dei test di sensibilità non sempre è il giusto percorso di valutazione, poiché il fenomeno può manifestarsi per associazione o per superamento della cosiddetta “soglia” di tolleranza.
Professionisti quali l’epatologo, l’endocrinologo, il gastroenterologo, l’otorino, il cardiologo ne valutano altri aspetti, ma essendo un sintomo fortemente “associabile” (ad altri stati), è bene non precludere nessuna strada.
Vi riporto alcune motivazioni (cause del prurito) da approfondire con i vostri specialisti di fiducia; si tratta naturalmente di possibili cause alimentari.
Elenco i primi 14 allergeni alimentari regolamentati da R.E. 1169/2011 che possono scatenare reazioni allergiche nei soggetti predisposti: glutine, crostacei, uova, pesce, arachidi, soia, latte, frutta a guscio, sedano, senape, semi di sesamo, anidride solforosa e solfiti in concentrazioni superiori a 10 mg/kg o litro, lupino, molluschi.
Differenza tra allergia e l’intolleranza alimentare
Le allergie alimentari sono causate da una risposta anomala del sistema immunitario. A differenza delle intolleranze alimentari, che riguardano la difficoltà dell’organismo a digerire una determinata sostanza (come il lattosio), le allergie coinvolgono il sistema immunitario e possono avere effetti più pericolosi e immediati.
Quando si indaga una condizione del genere, bisogna tener conto di tutti gli inquinanti alimentari come additivi, antiparassitari, ormoni, coadiuvanti alimentari e di processo, miglioratori, che entrano nella nostra sfera alimentare senza che ne siamo consapevoli.
Qui entra in gioco la mia professionalità. Per sospettare che ci siano uno o più elementi “dannosi”, bisogna conoscere, bisogna saper ascoltare il paziente, studiare l’esposizione ambientale e sociale in cui vive, bisogna rispondere con concretezza a disagi e sofferenze, non con idee campate in aria.
A tal fine, per quel che mi riguarda, io studio e approfondisco il processo produttivo di ogni singolo alimento, i sistemi di conservazione e distribuzione e l’origine dell’alimento, fondamentale per costruire Piani Alimentari adeguati. E quando dico tutti includo anche l’acqua.
Il paziente depone nelle figure professionali che si occupano di salute e nutrizione grande fiducia, per forza di cose deve affidarsi. È un rapporto che, quindi, non può essere tradito. Ciò che non si sa, va studiato, ma quando ci sono domande che esulano dalle proprie competenze è meglio indirizzare il/la paziente verso altri professionisti, più adatti a fornire soluzioni concrete, che forniscono risposte sul territorio di riferimento: la sanità è certo affidabile, ma non infallibile.
Parlando di ambiente e di socialità della persona è davvero importante valutare, ad esempio, il possibile contatto con sostanze allergiche ben diverse dal cibo: mai sottovalutare cosmetici, detersivi, ammorbidenti, tessuti, coloranti per indumenti, esposizione a metalli, inquinanti.
Pelle secca, micosi, punture di insetti, esposizione solare, esposizione odorigene, tipo di lavoro: un nutrizionista attento sa e può gestire, migliorandone la condizione, il fenomeno del prurito.
Condividere il proprio ambiente con animali è una variabile da tenere in considerazione: spesso il pelo dei nostri animali domestici è l’effetto che scatena il prurito. Ci sono anche gli acari, alcune piante ed erbe spontanee, il “pelo” delle pesche, la buccia di alcuni tipi di frutta. I disinfettanti alimentari e igienici.
Insomma chi come me lavora nel campo della nutrizione deve valutare tutto ciò che ruota attorno alla persona/paziente, anche i possibili disturbi sistemici come malattie epatiche, delle vie biliari, renali, il diabete, condizioni specifiche che possono causare prurito generalizzato e che spesso si manifesta in aree del corpo ben delineate come le caviglie, gli avambracci.
E ancora: disturbi di circolo linfatico, insufficienza venosa, cardiocircolatori, parassiti e allergie ai farmaci.
Stati fisiologici differenti legati alle fasi della vita (bambino, anziano, donne in gravidanza) possono favorire una condizione di disagio e fastidio.
A volte ci si abitua così tanto al prurito, magari per gli insuccessi della vita, che nasce la convinzione di meritarlo e diventa un sintomo sordo, cioè qualcosa che fa parte della nostra sfera quotidiana di normalità.
E infine parliamo del prurito cronico, spesso associato a stress psicosociale e a disturbi affettivi come l’ansia e la depressione.
Intervenire su ogni aspetto con scelte alimentari oculate e ben organizzate, chiedere al paziente, se necessario, di autoprodurre alcuni alimenti (pane, pizza) e di stare davvero attento ai preparati, di scegliere botteghe sicure o shop online seri e certificati sono azioni decisive per migliorare l’assetto clinico alimentare.
Perché si risponde al prurito grattandosi
Questa risposta automatica è un meccanismo difensivo del corpo che cerca di rimuovere un’irritazione percepita sulla pelle, come un insetto o un corpo estraneo, che a primo impatto produce persino “piacere”, cosa che spinge a grattarsi ancora di più, aggravando la situazione.
Eppure, nonostante tutto, grattarsi in risposta al prurito è comune e irresistibile per noi come per numerosi altri animali – non solo mammiferi ma perfino pesci – il che suggerisce un qualche beneficio evolutivo conservato in milioni di anni di evoluzione.
Come abbiamo visto, tuttavia, il prurito è causato da fattori interni, come l’infiammazione o l’attivazione delle terminazioni nervose. Grattarsi, in pratica, non risolve nulla, e farlo in modo eccessivo può persino causare lesioni cutanee, escoriazioni, croste o infezioni secondarie.
Soluzioni antiprurito anche fai da te
Intanto, io una “manina grattaschiena” l’ho sempre a portata di mano, non vorrei mai mi venisse il prurito in quel punto preciso e impossibile tra spalle e scapole mentre sono da solo a casa. E poi la pressione, il tipo di sfregamento piacevole, solo noi lo possiamo azzeccare: più su, più giù, più in là, più forte, meno forte, ma vuoi mettere? Manina antiprurito vince anche contro lo spray antiprurito.
Studiosi in giro per il mondo hanno ritrovato persino manine in osso intagliato della fine dell’800, era il periodo dei busti rigidi e delle acconciature con parrucche impeccabili…
Tra le tante curiosità esiste un massaggio di grattini: questa seduta crea una magia di rilassamento profondo, per corpo e mente, in tante parti del corpo (dalla schiena, spalle, braccia, collo ai capelli).
Infine ci sono le docce munite di spazzole rotanti che si attivano a pressione. Il grattaschiena da parete, dove potersi strofinare, le spazzole telescopiche e il super classico asciugamano con nodo, da far scorrere lungo la schiena.





