La capacità di sopravvivere in ambienti selvaggi imparando a utilizzare le risorse che la natura offre è oggi più attuale che mai. Complici le recenti pandemie e uno scenario globale sempre più incerto, cresce in tutto il mondo – Italia compresa – il numero di appassionati che si avvicinano al prepping e al “survivalismo”. Non si tratta solo di spettatori affascinati dai programmi in stile Bear Grylls, ma di persone che vogliono riscoprire antiche tecniche di sopravvivenza e magari applicarle nella loro quotidianità.
I prodotti che troviamo nei supermercati sono spesso il frutto di manipolazioni industriali che ne alterano gusto, aroma e valori nutrizionali. Cercare cibo autentico significa sotto molti aspetti tornare alle origini, riscoprendo sapori perduti e benefici per la salute. Il cibo selvatico rappresenta un punto di riferimento per qualità e bontà.
Pratica comune nel survivalismo, infatti, il foraging consiste nel raccogliere alimenti che crescono spontanei in aree il più possibile incontaminate. Il forager impara a identificare e valorizzare erbe, fiori e piante spontanee, scoprendone le proprietà e i possibili utilizzi in cucina. Persino molti chef stellati sorprendono i commensali con ingredienti insoliti e originali, o cucinati con strumenti da prepper come, ad esempio, il forno solare realizzato con cartone e fogli di alluminio (strumenti che permettono di cucinare piatti gustosi come un ottimo pollo arrosto senza elettricità e in piena autosufficienza).
Questa filosofia diffonde la cultura del fai da te e, soprattutto, della sostenibilità, attribuendo il giusto valore a ogni risorsa naturale. Il risultato? Piatti che sanno di bosco, di stagione e di avventura.
Personalmente sono stato sempre affascinato dal mondo del survival, del prepping e del bushcraft; sono tre discipline interconnesse tra loro che permettono di vivere la natura e di affrontare anche situazioni di emergenza.
SURVIVAL (sopravvivenza): si tratta di un insieme di attività da praticare nell’immediato, di breve durata, che ci permettono di trovare un posto al sicuro e/o attendere che la situazione rientri nella normalità.
PREPPING (prepararsi): qui l’approccio è quello di prepararsi con anticipo alle emergenze, anche sul lungo periodo, attrezzando un rifugio o più di uno, con: scorte di cibo, acqua, fonti alternative di energia, sistemi di comunicazione.
BUSHCRAFT (in sintesi l’arte di vivere nella natura). Se nel survival e nel prepping lo scopo è quello di tornare a una normale situazione di “civiltà”, in questo caso l’obiettivo è imparare a vivere immersi nella natura. Si tratta più di una condizione vicina a una diversa filosofia di vita, un modo differente di vivere, che di una disciplina in senso stretto.
Ci vuole molto tempo per imparare, tanta disciplina, coraggio e volontà che poi è la prima arma da usare in caso di emergenze. Io ho iniziato la prima fase del survival e dopo la prova dei nodi, del coltello, del fuoco, del riparo, dell’orientamento, del sistemare le trappole e dell’acqua, ho trovato qualcosa da mettere sotto i denti, che poi è la mia specialità.
All’inizio della sopravvivenza bastano anche piccolissime cose per riuscire a nutrirsi; gli alimenti necessari per una tisana, fatta con aghi di pino, che ho trovato in abbondanza nel luogo dov’eravamo sulle pendici dell’Etna, o con le bacche rosse della rosa canina, ne sono un esempio.
Bisogna avere nel proprio zaino un kit di sopravvivenza, anche uno piccolo che però risponda alle regole delle 5 C: coltello, coperta, combustione, contenitore, corda.
Bisogna conoscere la natura per individuare alcune risorse naturali e per fortuna non rischiamo di venire sbranati da leopardi o leoni come potrebbe succedere in Africa; pertanto dobbiamo concentrarci sulle fonti alimentari più facili da trovare, e cioè le piante.
Dagli alberi di pino oltre che la tisana avremmo potuto trovare delle pigne ricche di pinoli, alimenti molto nutrienti. Quando ci nutriamo, manteniamo la lucidità mentale che è ciò che non dovrà mai abbondonarci: da essa dipende la riuscita delle nostre imprese.
Radici, frutta, bacche spontanee, funghi commestibili, noci e frutta secca, legumi, fagioli, cereali o persino piante con foglie commestibili, muschi, alghe, possono essere risorse alimentari in caso di necessità, direttamente raccolte o preparate per lo più tramite la bollitura.
Lasciando stare le grosse prede (cinghiali e così via) potremmo cibarci di pesci, crostacei o insetti; in questo caso, però, aumenta il rischio di tossicità, quindi le regole da seguire si basano di certo sul buonsenso: evitare i ragni, tutti gli animaletti pelosi e quelli dai colori sgargianti. Cercare delle uova nei nidi di uccello, però, non è una cattiva idea.
Quando finalmente arriva il momento di gustare un piatto frutto di energia, impegno e ricerca, la soddisfazione che ne deriva non ha prezzo. Queste tecniche non sono solo utili in caso di necessità, ma regalano anche un piacere unico: quello di essere protagonisti della propria tavola, riscoprendo il sapore “antico” della natura e di una tradizione italiana perduta nel tempo.





