Coca-Cola Zero, che cosa nasconde la dicitura zero calorie

Negli ultimi anni, mi sono accorto dell’attenzione che non solo i miei pazienti, ma in generale la gente, presta alle etichette nutrizionali. Questo è un atteggiamento che denota di certo una maggiore consapevolezza relativa alla dimensione cibo. Con l’intento di condividere una sempre più corretta informazione alimentare, sottolineo però l’inganno “salutista” in cui si può cadere proprio per una mancata o parziale conoscenza di cosa contengono realmente alimenti e bevande.

Partendo proprio dalle bevande, analizziamo insieme la scelta di bere Coca-Cola Zero perché, si pensa, non abbia calorie.

Si sa, i ragazzi a volte vengono indotti a seguire delle tendenze create ad hoc da lunghe e studiate campagne di marketing. Bere Coca-Cola Zero ne è un esempio. Ossessionati dalle chilocalorie, i giovanissimi si soffermano soltanto su questo aspetto dell’etichetta, e in molte occasioni i genitori li seguono a ruota.

Ma che cosa contiene tale bevanda? Secondo la fonte online www.coca-cola.it/it/coca-cola-zero/ il valore energetico è di 0.2 kcal per ogni 100 g di prodotto. E gli ingredienti?

Vediamone alcuni tutti insieme.

Ingredienti Coca-Cola Zero (su basewww.coca-cola.it/it/coca-cola-zero/)

Acqua, anidride carbonica, colorante E 150d, edulcoranti ciclammato di sodio, acesulfame K e aspartame, acidificante acido fosforico, aromi naturali (inclusa caffeina), correttore di acidità citrato trisodico; una fonte di FENILALANINA. Il Ciclamato di sodio utilizzato come edulcorante (dolcificante, per semplificare) con la sigla E 952 è vietato negli USA per via di sospetti sulla sua tossicità; mentre al contempo è autorizzato in Europa. Non per niente la Coca-Cola Zero ha una diversa formulazione in America e in Europa.

Poi c’è l’acesulfame K (E 950), altro dolcificante, che nella nostra bocca stimola i recettori del “dolce” facendoci percepire questo gusto fino a 2 o 3 volte più intenso rispetto al normale zucchero. È una molecola che non viene utilizzata dal nostro organismo: infatti viene espulsa così com’è con le urine. Può provocare diarrea, iperinsulinemia, assuefazione al gusto dolce. Ossia farci abituare a un dolce eccessivo che poi, quindi, lo andremmo a cercare sperando di trovarlo anche in altre pietanze che, invece, contengono zucchero normale. La conseguenza è un aumento sproporzionato dei consumi. Sconsigliato poi l’uso durante la gravidanza, l’allattamento e nei bambini sotto i 3 anni.

Infine il colorante E150d (colorante caramello): versione vietata in alcuni Stati americani ma autorizzata in Europa.

Quindi mentre i Comitati scientifici americani ed europei cercano di mettersi d’accordo, io applico il mio cosiddetto “principio di precauzione” e la sconsiglio vivamente al fine di tutelare i miei pazienti e tutti i consumatori.

Il benessere non è una dimensione da raggiungere velocemente, ma si trova sempre nella giusta regola alimentare, nell’equilibrio e nella qualità che sono i reali garanti di una duratura buona salute.

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