Può una corretta alimentazione contrastare le malattie neurodegenerative? Il futuro nascosto nella “sacra” flora batterica

Curare l’alimentazione adeguando un regime nutritivo in relazione ai propri bisogni è il modo di intervenire anche nelle patologie neurodegenerative ed emozionali. Diversi studi scientifici hanno dimostrato come l’apporto di alcune sostanze può aiutare a risolvere malattie difficili quali, ad esempio, la depressione o la schizofrenia. In entrambe le situazioni sono stati registrati miglioramenti di un livello quasi uguale a quello ottenuto con i farmaci. Anche alcune forme di epilessia traggono beneficio da un approccio calibrato dell’alimentazione.

In generale, la predisposizione genetica per le malattie neurodegenerative potrebbe essere modificata scegliendo un corretto stile di vita e un’alimentazione adatta al bisogno specifico delle persone.

“Questo è possibile – spiega il dottor Giuseppe Geraci, nutrizionista clinico – perché testa e pancia sono strettamente collegate tramite l’azione dei due cervelli di cui è provvisto il corpo umano: quello tradizionale e quello enterico. Tra i due vi è un rapporto chimico e psichico. Anche se la funzione principale dell’intestino è quella di occuparsi del trasporto delle sostanze attraverso la sua membrana, esso tuttavia percepisce anche le emozioni che poi agiscono sul fisico tramite gli ormoni”.

In sintesi, l’intestino metabolizza emozioni e invia messaggi al cervello principale, cioè a quello “di sopra”. Emozioni quali stress e ansia ne alterano il funzionamento e viceversa: i disordini intestinali possono provocare variazioni dell’umore. La scoperta del cervello enterico risale a un paio di decenni fa, quando è emerso che l’intestino ha una quantità di cellule nervose confrontabile con quella del cervello tradizionale con cui interagisce.

Un altro compito del cervello enterico è quello di organizzare l’insieme dei batteri che convivono nel corpo umano aiutandolo a vivere giorno dopo giorno. È stato calcolato che circa 5.000 specie di questi batteri, indispensabili alla vita dell’intero sistema (microbiota) si trovano in un “appartamento” di circa 400 mq – cioè più o meno 7 m. Tali specie tendono a mutarsi quando le condizioni di salute intestinale (pH) variano a causa dell’introduzione di cibi inadatti e intossicati, farmaci, vaccini e/o per una situazione stressante o ansiogena. In tal caso, essi devono per forza di cose modificarsi al fine di regolare e mantenere, ove possibile, uno stato di salute perfetta aggredendo, “mangiando” ed eliminando le proteine tossiche inadatti ad una alimentazione salubre. I microbi “inadatti” ingeriti con i cibi o tramite acque malsane, batteri non residenti e non attinenti alla specie umana devono per forza essere eliminati ed è questo un ruolo fondamentale gestito dal cervello enterico.

Non a caso, il 65-70% circa delle funzioni del sistema immunitario dell’essere umano risiede nella mucosa dell’intestino; circa il 30% delle feci sono composte da batteri e ciò significa che circa 100 mila miliardi di microrganismi della colonia intestinale è in continuo e costante rinnovamento. Ciò è possibile a patto che l’alimentazione sia salubre e adatta, e la persona non utilizzi vaccini e farmaci, in particolare antibiotici, che distruggono inevitabilmente la flora batterica indispensabile alla vita sana.

La presenza di una flora autoctona ben ordinata è sinonimo di benessere; la perdita di certe parti di essa o la mutazione di parti di essa fa, quindi, la differenza fra salute e malattia.