Alimentazione Spaziale

La Stazione Spaziale Internazionale è il più importante programma di cooperazione internazionale mai intrapreso in campo scientifico e tecnologico. Dal 2000, quando salì a bordo il primo equipaggio permanente, la ISS (International Space Station) assicura un’ininterrotta presenza umana nello spazio.

Nello spazio, per la prolungata assenza di gravità, le papille gustative si intorpidiscono ed il senso dell’olfatto si attutisce, è proprio come avere il raffreddore: naso chiuso e testa pesante, l’aumento della pressione abbatte il gusto ed è per questo che si ricercano cibi più salati, più piccanti, dal sapore più forte.

Nella microgravità sono vietati gli alimenti che si sbriciolano, incluso sale e pepe – utilizzati solo in forma liquida -, poiché i granelli o le briciole rischierebbero di ostruire le attrezzature o finire negli occhi o nel naso degli astronauti. Il cibo deve essere servito umido al punto giusto, per non spappolarsi. In ogni navicella è previsto un angolo cottura con tavolini e sedie.

I pasti sono tre al giorno – prima colazione, pranzo e cena.

L’alimentazione è molto migliorata nel corso degli anni, si è passati dagli alimenti liofilizzati, monotoni sia nel gusto che nell’aspetto, che determinavano cali di umore negli astronauti, a quelli attuali più vari ed appetibili: frutta secca o disidratata, burro d’arachidi, pollo, frutti di mare, caramelle, verdure fresche – solo nel primo periodo a causa del rapido deperimento -. Si preferiscono le tortillas, al posto del pane, poiché non si sbriciolano né ammuffiscono.

Ogni membro dell’equipaggio beve circa 3 litri d’acqua al giorno con apposite cannucce, altre varietà di bevande sono il caffè, tè, succo di arancia, limonata.

Il primo banchetto spaziale è stato offerto dall’Italia, quando in orbita c’era il nostro Paolo Nespoli.
Il menu era ricco di portate inclusi i Dolci (Ricci di Mandorle, Praline al cioccolato con caffè). I Ricci di Mandorle, sono dei dolcetti siciliani lavorati con albume d’uovo e bacche di vaniglia, prodotti dalla ditta Fiasconaro di Castelbuono, in provincia di Palermo.

In futuro sono previste missioni più lunghe, e non è ipotizzabile che si possano imbarcare derrate alimentari in così grande quantità. C’è bisogno quindi anche di cibi freschi, coltivati e cucinati in loco. Si stanno sviluppando nuovi progetti in tal senso.

Dr Giuseppe Geraci

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *