Integrazione alimentare, un punto di forza dei miei Piani personalizzati

In oltre vent’anni di consulenze nutrizionali, ho avuto modo di maturare alcune idee nate dal confronto con le mie pazienti e non basate su presupposti rigidi legati più che altro all’aspetto scientifico di una data situazione.

Così conoscere nel dettaglio le abitudini nutrizionali e la cultura di popoli di provenienza diversa dalla mia mi ha permesso, nel tempo, di comprendere che cosa influenzi davvero le decisioni su cosa deve mangiare la propria prole. Scelte prese di solito dalle madri e di cui devo essere pienamente consapevole per “ideare” interventi adeguati e quindi elaborare nuovi percorsi di educazione alimentare veramente rispondenti ai bisogni dei soggetti coinvolti.

Il bambino e/o la bambina di nazionalità diversa da quella italiana appartiene a modelli culturali e religiosi di cui, se non si studia e si parla, si conosce ben poco. È bene invece sapersi muovere con attenzione per evitare che i minori in particolare siano esposti a un rischio maggiore di sviluppare deficit nutrizionali (per esempio la disvitaminosi, cioè la condizione patologica dovuta a carenza vitaminica legata all’incapacità di utilizzare le vitamine che si ingeriscono; o la sideropenia, detta anche anemia sideropenica o anemia marziale: nel corpo non vi sono adeguati livelli di ferro e questo compromette il trasporto di ossigeno attraverso il sangue causando stanchezza e fiato corto).

Le condizioni appena descritte sono tipiche del Paese di origine; al tempo stesso però non bisogna sottovalutare il rischio di future patologie degenerative tipiche invece della cosiddetta società industrializzate: parliamo in questo caso di obesità, ipertensione, diabete, intolleranze alimentari e così via.

 

Dal punto di vista di esperto di nutrizione clinica, ritengo necessario realizzare un Piano Alimentare adeguato ai fabbisogni ma che tenga conto realmente di una completa integrazione alimentare, e quindi culturale; soltanto attraverso la conoscenza e la disponibilità agroalimentare presenti ad esempio in Sicilia, o in generale in un nuovo territorio, le famiglie si sentiranno bene e i figli vivranno una “rinascita” totale. Ma questo meccanismo virtuoso è per forza di cose a due vie: bisogna chiedere e informarsi per poi fornire risposte adeguate anche a domande non sempre dette in modo esplicito.

In tal senso, negli ultimi 20 anni, ho cercato di non tralasciare mai questo concetto di “integrazione alimentare” a partire dalle peculiarità della cultura d’origine; mantengo in equilibrio nei miei piani personalizzati tradizioni e scelte di cibi che calibro e intreccio a seconda delle esigenze.

L’alimentazione insieme alla lingua sono le due cose che da sempre e per sempre chi lascia il proprio Paese porta con sé.

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